Iperammortamento 2026: il decreto attuativo è finalmente operativo, ora le imprese possono muoversi
Da gennaio aspettavo che arrivasse. La Legge di Bilancio 2026 aveva reintrodotto l’iperammortamento, ma senza il decreto attuativo del MIMIT era come avere una macchina senza le chiavi: tutto fermo. Il 4 maggio il Ministro Urso ha firmato il decreto, e ora le regole operative ci sono.
Per chi non lo ricorda o lo ha sentito nominare solo di sfuggita: l’iperammortamento è una maxi-deduzione fiscale che permette alle imprese di dedurre dalle imposte una percentuale del costo dei beni strumentali superiore al costo stesso. Non è un credito d’imposta da ricevere in busta, ma una deduzione che riduce la base imponibile IRES o IRPEF. Il meccanismo è diverso rispetto ai vecchi crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 che ha sostituito, e capire la differenza è importante.
Quanto vale e per quali investimenti
La maxi-deduzione si applica in percentuale sul costo dei beni strumentali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale secondo il paradigma “4.0”, oppure destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo. Le aliquote seguono una logica a scaglioni: più è alto il valore dell’investimento, più la percentuale di maggiorazione si riduce. Il picco è al 180% per i primi scaglioni, e scende progressivamente.
Una novità rispetto alla versione precedente: il vincolo che limitava l’acquisto ai beni prodotti in Unione Europea o in paesi SEE è stato eliminato con il Decreto Fiscale. Si può acquistare macchinari e tecnologie senza vincoli geografici. Rimane invece il vincolo per i pannelli fotovoltaici. Attenzione anche a questo: i software in cloud erogati in modalità as-a-service, cioè quelli con canone di abbonamento, sono esclusi dall’agevolazione.
Come funziona la procedura
Il decreto attuativo ha chiarito anche la procedura, che è più articolata rispetto al vecchio credito d’imposta. Prima di effettuare l’investimento bisogna inviare una comunicazione preventiva tramite la piattaforma del GSE. Poi serve una comunicazione di conferma quando l’ordine è accettato e l’acconto versato (almeno il 20%). Infine, una comunicazione di completamento entro il 15 novembre 2028.
Per i beni il cui costo supera i 300.000 euro è obbligatoria una perizia tecnica asseverata, che certifica i requisiti tecnologici del bene. Il GSE trasmette i dati raccolti a MIMIT, MEF e Agenzia delle Entrate almeno mensilmente. I modelli di comunicazione e le istruzioni di compilazione saranno pubblicati sul portale del GSE e su Incentivi.gov.it.
Il beneficio inizia a decorrere dal periodo d’imposta in cui l’impresa invia la comunicazione di completamento. Se in quell’esercizio non c’è capienza fiscale sufficiente, le maggiori quote di ammortamento si deducono negli esercizi successivi. Questo è uno dei punti critici da valutare: a differenza del vecchio credito d’imposta, qui serve avere reddito imponibile per sfruttare l’agevolazione.
Vale la pena pianificarlo adesso
L’incentivo è valido per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, e questo lascia margine. Ma la procedura richiede comunicazioni preventive al GSE prima dell’acquisto, il che significa che non si può aspettare l’ultimo momento. Le imprese che hanno già in programma investimenti in macchinari, impianti o tecnologie digitali farebbero bene a valutare adesso se rientrano nel perimetro agevolabile.
L’iperammortamento è cumulabile con il credito d’imposta ZES Unica per le imprese del Mezzogiorno e con la Nuova Sabatini. Non è invece cumulabile con i vecchi crediti Transizione 4.0 e 5.0 per gli stessi beni.
Stai pianificando un investimento in beni strumentali o stai valutando se un acquisto già fatto rientra nell’agevolazione? Contattaci per un’analisi, o lascia un commento: è uno di quei temi dove i dettagli fanno la differenza tra accedere al beneficio e perderselo.


