Il Concordato Preventivo Biennale è tornato: conviene davvero aderire?
L’anno scorso molti miei clienti me lo hanno chiesto con una certa diffidenza: “Ma questo concordato preventivo, conviene o è una trappola?” Quest’anno la domanda si ripete, e stavolta ho intenzione di rispondere per bene, perché le novità ci sono e meritano attenzione.
Il Concordato Preventivo Biennale, detto CPB, è in sostanza un patto tra il contribuente e il fisco: l’Agenzia delle Entrate ti propone una base imponibile su cui pagare le tasse per due anni, tu valuti se accettarla. Se accetti, sai già quanto pagherai, indipendentemente da come andrà davvero il tuo fatturato in quel periodo. Un accordo che può convenire, ma che non è per tutti.
La terza edizione: cosa c’è di nuovo
Questa è la terza volta che il CPB viene proposto, e le prime due non sono andate benissimo in termini di adesioni. Molti professionisti e titolari di piccole imprese hanno guardato la proposta, non l’hanno trovata conveniente e hanno lasciato perdere. Quest’anno però ci sono alcune modifiche che vale la pena conoscere.
Prima di tutto, il perimetro di chi può aderire si è allargato. Finora era quasi una prerogativa di chi aveva un punteggio ISA alto, cioè una buona pagella fiscale. Con le modifiche in discussione al Decreto Fiscale, si punta ad aprire l’accesso anche a chi ha un voto inferiore all’8, ampliando quindi la platea. Non è ancora definitivo, ma è una direzione chiara.
C’è poi la questione delle scadenze. Il termine attuale per aderire è il 30 settembre 2026, ma un emendamento di Fratelli d’Italia propone di spostarlo al 31 ottobre, dando più tempo per valutare con calma. Il software per elaborare la proposta, “Il Tuo ISA 2026 CPB”, è già disponibile: puoi già iniziare a vedere i numeri che il fisco ti propone.
Come funziona in pratica
Il meccanismo è meno complicato di quanto sembri. Si parte dai dati del modello REDDITI 2026 e dal proprio codice ISA. Il software elabora una proposta di reddito concordato per il biennio 2026-2027. Se la accetti, dichiari quel reddito e paghi le imposte su quello, anche se poi il tuo reddito effettivo è diverso, in alto o in basso.
Il punto interessante è questo: se nella realtà guadagni di più rispetto a quanto concordato, la differenza non viene tassata ulteriormente. Se guadagni di meno, invece, hai comunque accettato di pagare sulla base concordata. Quindi conviene se pensi che il tuo reddito crescerà, o se semplicemente vuoi certezza e vuoi evitare accertamenti per due anni.
E qui sta uno dei benefici più concreti: chi aderisce al CPB ottiene una protezione significativa dagli accertamenti ordinari. Niente controlli sul reddito concordato per tutta la durata dell’accordo, salvo casi gravi.
Quando ha senso aderire, e quando no
Non c’è una risposta universale. La valutazione dipende da cosa ti propone il software, da come è andato il 2025 e da cosa ti aspetti per il prossimo biennio. Se il 2025 è stato un anno difficile e il tuo reddito effettivo è stato basso, la proposta del fisco potrebbe risultare troppo alta rispetto alla realtà. In quel caso, aderire sarebbe svantaggioso.
Al contrario, se stai crescendo, se hai un business in espansione o se vuoi semplicemente liberarti dell’ansia da controllo fiscale per due anni, il CPB può essere uno strumento interessante. La chiave è sempre la stessa: fare i conti prima di firmare.
Se vuoi capire se il concordato preventivo biennale fa al caso tuo, il modo migliore è analizzare insieme i numeri prima della scadenza. Hai tempo fino a settembre, ma partire per tempo ti permette di valutare con serenità.
Hai già dato un’occhiata alla proposta del software ISA? Raccontami la tua esperienza nei commenti, o contattaci direttamente per un’analisi personalizzata.


